Profughi dall’Ucraina, già centinaia di migliaia di persone in fuga. L’intervista ad Enzo Pilò, Presidente dell’Associazione Babele

Siamo alla nona giornata di guerra in Ucraina.  Battaglie nella notte per il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, la quinta al mondo. Nel corso degli scontri tra forze russe e ucraine è scoppiato un incendio fuori dal perimetro della centrale. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha precisato che al momento non sono stati segnalati cambiamenti nei livelli di radiazioni.  

L’Ansa riporta che l’Ue ha varato la direttiva per la protezione temporanea dei profughi dall’Ucraina aprendo le porte a quello che si preannuncia come un vero e proprio esodo: un milione di persone è già fuggito dalla guerra e, secondo le ultime stime europee, alla fine potrebbero essere 7-8 milioni gli sfollati dal Paese.

L’Italia apre le braccia e parte l’accoglienza anche a Grottaglie pronta a fornire il proprio apporto nell’attività di ospitalità dei profughi. 

Abbiamo intervistato Enzo Pilò, presidente e operatore della gestione dello sportello di orientamento legale e sociale dell’associazione Babele che, in provincia di Taranto, da anni si occupa di tutela delle persone richiedenti e titolari di protezione internazionale. Lo fanno attraverso la partecipazione al sistema di accoglienza ordinario (ex SPRAR, attualmente SAI) avendo, in coincidenza con la nomina di Minniti a Ministro dell’Interno, deciso di uscire dal sistema straordinario (CAS) il quale, con una serie di misure, è stato trasformato in un sistema di controllo piuttosto che uno strumento di sostegno all’inclusione. 

Enzo come valuti la posizione dell’Europa e dell’Italia rispetto alla guerra in generale e nello specifico l’atteggiamento che stanno avendo sulla futura questione migratoria?

La mia posizione e quella dell’associazione, è pienamente aderente alla piattaforma della Rete nazionale per la pace e il disarmo. Ovviamente ci opponiamo all’intervento militare di Putin, che consideriamo illegittimo e criminale. Allo stesso tempo siamo assolutamente contrari all’invio di armamenti ai belligeranti e, insieme a tutte le organizzazioni pacifiste, chiediamo un immediato cessate il fuoco e il mantenimento della neutralità. Inviare armamenti di fatto ci rende forze belligeranti e, inoltre, armare milizie irregolari che si stanno formando anche dall’estero e la cui composizione viene supportata dai governi europei, non può fare altro che allungare il conflitto e provocare l’aumento esponenziale delle vittime civili, come ben spiegato anche dal Prof. Orselli della Luiss. Sono ostinatamente convinto che sia necessario aprire una conferenza sulla sicurezza in Europa guidata dall’ONU, che apra un processo di disarmo del continente, tale da garantire una prospettiva di sicurezza per tutti. Occorre prendere atto che non esiste una sola potenza globale e che è necessario stabilire rapporti diversi da quelli basati sulla contrapposizione militare. I segnali, purtroppo, vanno nella direzione opposta: assistiamo a un rapidissimo processo di riarmo, con enormi investimenti economici, a supporto di un rafforzamento della NATO in chiave aggressiva, con una assunzione di autonomia dell’UE, così come chiesto ormai da diversi anni dagli USA. E’ comunque il caso di sottolineare che non ci si trova di fronte a una situazione imprevista e imprevedibile, ma che si sono attuate negli ultimi anni scelte strategiche che non hanno tenuto conto dei rapporti di forza e degli interessi economici e politici di tutti gli attori del continente, senza entrare nel merito delle vicende degli ultimi otto anni in Ucraina con la strage di Odessa ad opera di milizie neonaziste ucraine e gli accordi di Minsk mai attuati. Sulla questione migratoria, è evidente che ci troviamo di fronte a una gravissima crisi. Le stime sono di oltre un milione di persone in fuga, in gran parte donne e bambini. Anche questo è un elemento di crisi che Putin ha voluto provocare nei confronti dei paesi UE, che si trovano a fronteggiare una grave emergenza umanitaria.

In qualità di operatore del settore accoglienza, qual è la tua previsione rispetto ai flussi che ora ci saranno anche da est?

Non credo di essere in grado di fare previsioni. Come tutti mi attengo a stime degli organismi internazionali che valutano la possibilità anche di 7 milioni di persone in fuga. Certo tutto è relativo a quanto tempo durerà il conflitto e quando si apriranno condizioni di rientro in sicurezza. Dalle dichiarazioni raccolte dai cronisti si registra la volontà delle persone in fuga, infatti, di rientrare al più presto in Ucraina per ricongiungersi con le famiglie.

Noti un approccio diverso tra i fenomeni extraeuropei e quello della guerra Russia- Ucraina?

Questa è certamente la domanda che provoca una risposta che più di tutte si presta a strumentalizzazioni, e mi aspetto ovviamente manipolazioni da parte di chi ha già indossato anfibi ed elmetto. Ho già avuto modo di affermare che in guerra gli unici che hanno ragione sono le persone che scappano. Chiunque fugga da una guerra deve essere aiutato e tutti hanno il dovere di farlo. E’ evidente, tuttavia, che l’atteggiamento dei governi UE, e fra questi il nostro, sia assolutamente differente con i profughi ucraini rispetto ad altre nazionalità. Da anni alle frontiere europee si affollano decine di migliaia di persone in fuga da conflitti (Afghanistan, Siria, Iraq) che vengono respinti e spesso abbandonati nelle mani di formazioni paramilitari neonaziste che li ricacciano indietro fra torture e uccisioni. Senza parlare della pluridecennale vicenda della Libia e degli accordi con i seviziatori delle milizie, regolarmente finanziati dai nostri governi. Andrebbe anche notato come non sia stata spesa una sola parola di solidarietà nei confronti delle 70.000 donne e bambini che sono stati costretti alla fuga dal Donbass verso la Russia.

Per i profughi dell’Ucraina (ai quali, ripeto, deve essere prestato il massimo del soccorso possibile), è evidente che ci sia un approccio del tutto differente. Al di là degli interventi legali che consentono l’immediato riconoscimento di una protezione temporanea, è in atto una redistribuzione che è da sempre negata a richiedenti asilo di altre nazionalità. E’ in corso un vero e proprio processo selettivo fra persone che, giuridicamente, si trovano nelle medesime condizioni. Sono stati documentati atti razzisti da parte delle autorità polacche e ucraine che impediscono a persone africane di salire sui treni e raggiungere la salvezza.

L’atteggiamento dei governi UE e ovviamente di quello italiano, tuttavia, deve essere inquadrato in una precisa cornice culturale. Pongo l’attenzione sul fatto che, mentre sono stati stanziati in un primo intervento di supporto all’Ucraina 450 milioni di euro in armamenti, non un solo centesimo in denaro o in mezzi è stato stanziato per il trasferimento dei profughi dalla Polonia e Romania verso il resto dell’UE. Sono stati destinati 500 milioni alla Polonia per allestire strutture di accoglienza, ma nessun atto concreto di intervento di presa in carico direttamente dalle nostre forze armate. Tutto è stato lasciato alla autorganizzazione del volontariato e alla Croce Rossa, avviando addirittura una raccolta fondi in suo favore invece di stanziare somme da parte del Governo. Questa scelta ha la precisa funzione di costruire un sentimento identitario, un coinvolgimento emotivo, una partecipazione attiva della popolazione che la porti a schierarsi a favore degli uni contro gli altri. Una precisa e scientifica operazione di propaganda bellicista condotta dal Governo a supporto delle politiche interventiste. In questo gioca anche molto il ruolo dell’informazione che mostra immagini di persone in sofferenza ma che sono molto più simili a noi nei tratti somatici e nell’abbigliamento, a differenza di donne che hanno percorso migliaia di chilometri con i bambini in braccio, ma che magari indossano il velo. Una operazione, ribadisco, di propaganda e di selezione, che mira a costruire un sentimento di partecipazione emotiva funzionale alla partecipazione alla guerra. La stessa ammirevole mobilitazione delle amministrazioni locali, condotta in assoluta buona fede come tutte le persone che partecipano a questa azione collettiva, non è immune da questo processo manipolatorio. Le amministrazioni rispondono e partecipano sollecitate da stimoli indotti dalla propaganda, e non da un ragionamento politico. 

Qual è la tua valutazione generale sull’accoglienza in Italia e cosa andrebbe modificato?

In primo luogo il sistema di accoglienza in Italia continua ad essere un sistema emergenziale. Basta guardare i numeri: i CAS (centri di accoglienza straordinari) continuano ad ospitare oltre il doppio delle persone accolte nel sistema ordinario, determinando paradossalmente che il sistema straordinario sia in realtà quello ordinario, che, tra l’altro, oltre a non garantire servizi di sostegno all’inclusione, è quello più esposto al rischio di speculazioni e alla conseguente campagna di odio della destra politica.

Inquadrerei, però, la crisi continua del sistema di accoglienza, in eterna emergenza, nel quadro legislativo italiano ed europeo: finché non saranno attuate politiche che consentano l’ingresso legale delle persone nel continente, migliaia di persone saranno costrette a ricorrere all’ingresso illegale e a una lunga conseguente permanenza nel sistema prima di ottenere un titolo di soggiorno

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