DAD o non DAD: il dubbio che manda in caos i genitori pugliesi

Ida De Carolis

, Attualità

Un grande pasticcio fatto di ordinanze, decreti, ricorsi e sentenze dei Tribunali amministrativi regionali. Un ginepraio che, in quattrodici giorni, ha mandato in tilt un sistema scolastico e numerose famiglie pugliesi che si sono improvvisamente ritrovate a dover affrontate nell’ordine: la chiusura delle scuole imposta dalla “famosa” ordinanza regionale n. 407 del 28 ottobre 2020; la riapertura (ipotetica in Puglia) prevista dal DPCM del 3 novembre 2020, una sentenza del TAR di Bari che annullava l’ordinanza del Presidente Emiliano e nello stesso giorno, quella del TAR di Lecce, che dava ragione alla Regione Puglia.

Dopo neanche 24 ore dalla pronuncia dei TAR Regionali la situazione si complica ancor di più: il 6 novembre alle ore 18:00 circa (di venerdì) il Presidente della Regione Puglia emana nuova ordinanza, con decorrenza da sabato 7 novembre, nella quale riapre ufficialmente le scuole ma lascia facoltà ai genitori di decidere se far ritornare i propri figli in presenza oppure optare per la didattica a distanza, obbligando le istituzioni scolastiche ad attivare, nel breve tempo possibile, la didattica mista anche solo per un bambino.

A rendere ancora più incredibile la situazione è la bagarre sui social tra la Ministra Azzolina ed il Presidente Michele Emiliano. Un botta e risposta che aggrava ancora di più la situazione ed inasprisce gli animi dei genitori.

Nel frattempo, nei gruppi dei genitori su WhatsApp, si creano le fazioni: quelli che “tengono alla salute dei propri figli” e che quindi chiedono l’immediata attivazione della DAD; quelli che optano per la didattica in presenza; quelli che sono per la didattica in presenza ma optano per la DAD perché i bambini non possono tenere la mascherina tante ore; quelli che con situazioni di disabilità grave continuano a non avere nessuna tutela e quelli che sono obbligati per la presenza, in quanto lavoratori autonomi e con nessuna possibilità di restare a casa per seguire i propri figli.

Nel medesimo tempo, dirigenti scolastici ed insegnati, gli unici che concretamente si dovranno occupare di gestire questa patata bollente, si ritrovano, di sabato mattina, a convocare riunioni in modalità a distanza con l’Ufficio scolastico regionale, dirigenti di altri istituti e insegnanti per attivare, nel breve tempo possibile come indicato nell’ordinanza regionale, la didattica mista; si tratta di gestire contemporaneamente un’aula, gli alunni in collegamento online e tutte le problematiche di natura tecnica legate alle connessioni a singhiozzo. Non bisogna dimenticare che circa il 20% degli alunni hanno difficoltà a seguire le lezioni per problemi di rete. Semplice immaginare su un’ora di lezione il tempo dedicato alla vera didattica.

In questa babele, dove tutti sono attori protagonisti e stanno pensando legittimamente a dover gestire un’emergenza sanitaria mettendo in atto provvedimenti gestionali ed organizzativi al fine di ridurre i contagi, probabilmente non si è però tenuto conto di quelli che, a modesto avviso di chi scrive, sono gli unici attori protagonisti della vicenda: gli studenti!

Come bambini e ragazzi hanno reagito alla DAD nei mesi di lockdown? Come hanno reagito al ritorno in classe? E ancora, come reagiranno ad un sistema misto di formazione?

In ambiente giuridico, Il TAR Puglia ha risposto anche a queste domande. Nel ricorso, successivamente rigettato, presentato dall’avvocato Michele Perrone nel quale si chiedeva di sospendere l’ordinanza con la quale Michele Emiliano ha ordinato la chiusura della scuola, i giudici del Tribunale amministrativo hanno motivato il rigetto con: “il danno psicofisico ai minori privati della didattica in presenza non è provato”.

Non sono dello stesso parere alcuni psicologi. Melania Oliviero, membro fondatore e referente del gruppo di lavoro Nazionale Psicologia scolastica, in un articolo su Oggiscuola.com dichiara – la dad purtroppo non è per tutti, spesso acutizza le differenze, le diversità, le disabilità, non è inclusiva. E questo i docenti l’hanno capito quasi subito. Nasce e si rafforza un senso di inadeguatezza latente che spinge o all’interno di una competizione oppure sfocia in profonda frustrazione e sconforto.

“In questa complessa emergenza covid-19, – continua la specialista – indipendentemente dall’età, non è sempre facile farsi portatori di ottimismo. I docenti sono alle prese con gli stati d’animo dei propri studenti ed anche loro. Bisogna sicuramente mantenere la relazione con e per i ragazzi, ma è davvero un compito gravoso a livello psicologico, bisogna avere un buon self control, una buona gestione delle proprie competenze emotive. Purtroppo c’è pochissima formazione per i docenti relativamente alla gestione delle emozioni. Decisamente nulla poi, la formazione circa la gestione delle relazioni con le famiglie. E adesso le famiglie non sono più solo fuori l’aula, ma dentro.

Inoltre, non è assolutamente vero che la DAD ha messo tutti gli studenti sulla stessa barca. In realtà la DAD ha riportato all’attenzione le disparità economiche e sociali del nostro Paese. Secondo l’Istat, nel Mezzogiorno il 41,6% delle famiglie è senza computer in casa e solo il 14,1% ha a disposizione almeno un computer per ciascun componente. Un dato molto più alto rispetto alla media nazionale del 33,8%, una quota che scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minore. Soltanto in una famiglia su cinque circa (22,2%) ogni componente ha a disposizione un pc o un tablet.

Secondo i risultati dello studio “Giovani e quarantena” promosso dall’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, Gap, Cyberbullismo) in collaborazione con Skuola.net, su 9mila studenti tra gli 11 e 20 anni, la didattica a distanza non piace al 54% degli intervistati; un terzo dichiara che è più faticoso concentrarsi e il 15% dichiara che la possibilità̀ di poter utilizzare Pc e smartphone diventa un diversivo per fare altro. E se non bastasse, con l’avvio delle lezioni via web, un alunno con disabilità su tre è “sparito”(36%).

Con questi dati allora la posizione non può essere solo essere a favore o contro la DAD. Dati, emozioni, difficoltà che, associati ad un sistema scuola non ancora pronto alla rivoluzione in digitale, probabilmente avrebbero dovuto far pensare ad altre misure da mettere in campo prima di penalizzare il diritto all’istruzione.

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